martedì 12 dicembre 2017

E COSÌ, FORSE, SARAI FELICE - Teaser #1

E così, forse, sarai felice è il titolo del mio prossimo libro.
Salvo imprevisti, potrete leggerlo nella primavera del 2018.
Come ho avuto modo di dire qui e qui, questa è una storia a tratti molto personale, diversa da quelle che ho scritto finora. Mi piace definirla una storia nella storia nella storia.
Su Facebook ho anche parlato dell'età di due protagonisti: Rebecca ha 35 anni, Augusto ne ha 24.

Oggi sono qui per lasciarvi un estratto dal libro.
(Ciò che leggerete potrà subire delle piccole modifiche prima della pubblicazione.)

Grazie, e buona lettura.

martedì 5 dicembre 2017

Eggnog - (Quello che Violet e David bevono ne Il desiderio di Violet)

Tra 20 giorni è Natale, e io non sono pronta.
Una cosa per cui sono sempre pronta, invece, è l'eggnog.
Tempo fa ho postato la mia ricetta su questo blog, ma per non so quale ragione il post è sparito. (In verità temo che Blogger mi odi; di recente ho problemi ogni volta che devo postare, ma meglio non approfondire.)

Siccome qualcuno di voi vuole preparare questa meravigliosa bevanda a base di latte, uova, spezie e alcool (una roba meravigliosa, lo so), eccomi a postare di nuovo la ricetta.

Pronti?

Ingredienti
1 litro di latte intero
200 ml di panna per dolci
200 gr di zucchero semolato
12 tuorli d’uovo
100 ml di rum
Cannella in polvere

Procedimento
Versate il latte e la panna in un pentolino, e mescolate per qualche istante, per far amalgamare il tutto.
Sistemate il pentolino sul fuoco medio-basso. Unite lo zucchero semolato, continuando a mescolare fino a farlo sciogliere completamente. Impiegherete due minuti, non di più.
Quando lo zucchero è sciolto, e prima che il composto raggiunga l’ebollizione, spegnete il fuoco e mettete il pentolino da parte.
Sbattete i tuorli in un recipiente per qualche minuto, fino ad ottenere un composto omogeneo. Con un mestolo, versate un po’ di composto a base di latte sulle uova sbattute, mescolando delicatamente. Procedete con un mestolo alla volta, senza fretta, fino ad ottenere un composto giallo chiaro.
Versate il nuovo composto nel pentolino, e tornate ai fornelli. A fuoco basso, mescolate il tutto per 20 minuti, o comunque fino a quando l’eggnog lascerà un velo bianco sul retro di un cucchiaio. Anche stavolta, non raggiungete l’ebollizione.
Alla fine dei 20 minuti, versate tutto in una ciotola pulita, servendovi di un colino per filtrare gli eventuali grumi, e aggiungete il rum. Mescolate delicatamente, e lasciate raffreddare a temperatura ambiente.
Quando l’eggnog sarà completamente freddo, potrete aggiungervi la cannella in polvere, versarlo in una bottiglia, e riporlo in frigorifero fino al momento della consumazione.


La prima volta che ho postato questa ricetta è stato in occasione della pubblicazione della novella Il desiderio di Violet. In quella storia, ambientata durante la notte di Natale, i due protagonisti bevono questa meravigliosa bevanda anglosassone che fa tanto bene allo spirito e tanto male al girovita. Ma in fondo è Natale; ingrassare è d'obbligo.

Il desiderio di Violet è un racconto breve perfetto per le feste. Dà il via alla mia serie romance ambientata a New York, ed è in offerta sia su Amazon che su Kobo. Approfittatene, se non l'avete ancora fatto.

Buon eggnog a tutti.

Alla prossima,
Ale

martedì 21 novembre 2017

In cui vi dico quando potrete leggere il mio nuovo libro

Ore 5: sveglia
Ore 6: inizio scrittura
Ore 13: pausa pranzo
Ore 14: inizio scrittura
Ore 18: fine scrittura
Ore 21: a letto

Per gli ultimi due anni, questa è stata la mia tabella di marcia durante i mesi di scrittura e revisione. Entrava in vigore il giorno in cui aprivo Word per la prima volta e terminava il giorno in cui spedivo il libro ai revisori. Dal lunedì al venerdì, e poi sabato, domenica, festivi: tabella di marcia, tabella di marcia, tabella di marcia.

Questo sistema non è stato completamente errato per me. Adoro lavorare sotto pressione, e isolarmi nella storia e nei personaggi mi ha permesso ogni volta di vivere la storia nel modo migliore, secondo quelle che erano le mie esigenze del tempo.

Ma le cose cambiano.
Io non sono più la scrittrice del 2012, e neppure quella del 2015.
Le mie storie non sono più quelle di cinque o di due anni fa.
Per questo la tabella di marcia è mutata. A ben vedere non è neppure una tabella di marcia, poiché - sebbene scriva sempre regolarmente - stavolta non ho il bisogno incessante di rispettare i tempi, di vivere e lavorare con l'orologio a portata di mano, di misurare le parole, i capitoli, i minuti spesi su una certa scena.

Stavolta ho bisogno di andare con calma.

Il libro che sto scrivendo, E così, forse, sarai felice, racconta una storia molto particolare. Più vado avanti con la scrittura, più mi rendo conto che si tratta di una storia nella storia nella storia. Ed è bellissima. E spero tanto che vi piaccia.

Per scrivere questo libro ho dovuto fare (e sto continuando a fare) numerose ricerche, sia in campo medico che legale. Alcune delle vicende mi riguardano da vicino, e raccontarle è a volte molto complicato da un punto di vista spirituale e psicologico. Più in generale, come ho scritto poco fa, stavolta non sento la necessità di seguire una tabella di marcia, soprattutto una tabella di marcia molto rigorosa, come quella con cui ho aperto questo post.

So di aver abituato i miei lettori a tempi diversi. In tanti, da quando ho annunciato ECFSF, non fanno che domandarmi 'Quando uscirà il nuovo libro?'. Capisco la vostra curiosità, e ciò mi rende tanto felice, soprattutto se penso a come stavo qualche mese fa.
Oggi posso dirvi che il mio prossimo libro uscirà (salvo imprevisti, quelli dobbiamo sempre metterli in conto) nella primavera del 2018.

Mi auguro che possiate tutti pazientare, nell'attesa. Mi auguro che, qualora non l'abbiate fatto, vogliate dare un'opportunità ai miei libri che non avete ancora letto. Sono di parte, lo so, ma si tratta di storie che meritano di essere lette :)

E così, forse, sarai felice è un nuovo inizio per me, sia da un punto di vista personale che professionale. E stavolta, per ripartire, ho bisogno di mettere da parte l'orologio.

Se siete su Goodreads, potete aggiungere ECFSF alle cose da leggere. Grazie a chi l'ha già fatto.
Grazie anche per la pazienza, per il supporto, e per l'affetto che non mi fate mancare mai.

Alla prossima.

venerdì 20 ottobre 2017

E così, forse, sarai felice

Non so perché, ma ho sempre amato le storie in cui, ad un certo punto, il protagonista scopre che le cose non sono come immaginava fossero. Ho sempre avuto un debole per i colpi di scena, per quei momenti in cui pensi 'Oh, wow! Quindi è questa la verità!". Mi piace leggere/vedere/ascoltare storie in cui i colpi di scena ti portano a rivalutare tutto dal principio. Una delle mie fiabe preferite è Cappuccetto Rosso. Ricordo ancora oggi la sorpresa quando scoprii per la prima volta che la nonna in realtà non era la nonna, ma il lupo. Stesso discorso per La bella e la bestia: questo castello abbandonato, questa 'bestia' cattiva, questi strani personaggi, e poi tutto cambia. Se mi seguite da un po' sapete, inoltre, che la mia serie preferita è Lost, e per me Lost è la rappresentazione perfetta di cose che non sono come immaginavi fossero. Da quando scrivo ho sempre cercato di raccontare storie di questo tipo, sia perché mi piace leggerle/scriverle, sia perché le trovo molto affascinanti e, in un certo senso, più vicine di quanto si pensi alla realtà. Nella vita di tutti i giorni non abbiamo a che fare con lupi cattivi, castelli incantati o isole 'magiche', certo, però scommetto che ognuno di noi ha vissuto almeno un 'colpo di scena' che l'ha portato a ritrovarsi spiazzato: un evento drammatico, una sorpresa inaspettata, una verità taciuta per anni. Che fai in quei casi? Che fai quando il colpo di scena non è sulle pagine di un libro o alla fine di un episodio su Netflix? Che fai quando il colpo di scena riguarda te, la tua vita o le persone a te care? Nei miei libri, la risposta a questo tipo di domande è stata, ad esempio, un viaggio a caccia di soluzioni, verità e giustizia (La trilogia di Lilac), oppure una serie di conflitti romantici a base di citazioni nerd (La tentazione di Laura), oppure un'opportunità di crescita personale (L'amore di Audrey). Per quanto i colpi di scena fossero plausibili e realistici, la mia esecuzione, chiamiamola così, è stata sempre caratterizzata da un profondo senso di idealismo. Nelle mie storie, i personaggi crescono, si evolvono, maturano. Cambiano, nella maggior parte dei casi, in meglio. E anche se ciò rappresenta un'interpretazione di cui vado molto fiera, mi rendo anche conto che non corrisponde sempre alla realtà. I miei protagonisti, fino a questo momento, hanno approfittato dei colpi di scena per cambiare, migliorare, crescere, evolversi. Nella storia che sto scrivendo ora, però, l'idealismo non la fa da padrone. Mi sto rendendo conto, capitolo dopo capitolo, che questa è la mia storia più realista in assoluto, il che non è necessariamente una brutta cosa, intendiamoci. I miei soliti 'ingredienti' ci sono tutti, ve lo garantisco, ma stavolta non sono sicura che ogni personaggio terminerà il suo viaggio in una situazione migliore rispetto a quella di partenza. Perché certi colpi di scena ti distruggono, invece di farti evolvere. E perché non sempre, nella vita vera, tutto è idealistico come in un libro dal lieto fine. Lo dico da quando ho iniziato, e lo ripeto anche oggi: scrivere vuol dire crescere, e sono certa che questo libro, più di qualsiasi altro, sarà il frutto di questa nuova parte della mia vita. L'idea di condividere con voi una storia simile - in cui, probabilmente, le spine supereranno le rose e i fiori - mi terrorizza un po', lo ammetto, ma aver paura serve a ricordarti che sei viva, ed essere vivi è bello. Molto bello. Tutto questo per dirvi che il mio prossimo libro sarà per certi versi simile a quelli che lo hanno preceduto, e per molti altri completamente diverso. Più realista, più crudo. E più coraggioso, credo. E COSÌ, FORSE, SARAI FELICE è il titolo del mio prossimo romanzo. Non so ancora quando potrete leggerlo, ma se vi va potete aggiungerlo alla vostra libreria su Goodreads. Grazie per essere arrivati fin qui. E per il supporto che non mi avete fatto mancare MAI nel corso degli ultimi mesi. Vi voglio tanto bene. Buon fine settimana, belle persone. Alla prossima.

domenica 23 luglio 2017

Di grazie e di spugne da gettare.

Quando ho deciso che avrei scritto un post a fine luglio per augurarvi buone vacanze, l'ho fatto pensando che le notizie sarebbero state di questo stampo: buon agosto a tutti, ci rivediamo a settembre con nuovi progetti e nuove uscite librose; ecco le date, ecco le copertine, ecco le trame.

'Pensando', a ben vedere, non è il termine giusto. 'Sperando' si adatta meglio al mio stato attuale.
Speravo che avrei potuto darvi notizie di un certo tipo.
Speravo di farcela.
(Io spero sempre di farcela.)
Ma anche se la speranza è una sensazione genericamente positiva, in questo momento della mia vita non è altro che una presa in giro che suona più o meno così: 'Spero di farcela... anche se sotto sotto so che non riuscirò a farcela'.

Questo per me non è un buon periodo, cari lettori. Non lo è da diverso tempo, ma da brava donna quale sono non faccio che dire a me stessa che sono abbastanza forte per affrontare tutto, che si tratta solo di un ostacolo passeggero, che andare a correre sistemerà le cose, che la musica guarisce i problemi.
Solo che a volte i problemi sono troppo grandi e troppo complicati. O forse sono io ad essere troppo stanca o troppo debole.
Non voglio tediarvi con i miei problemi. Hanno radici molteplici e profonde, e forse la soluzione è anche a portata di mano, ma io ora non la vedo. Non la vedo perché vivo in uno stato (pressoché costante) di ansia, preoccupazione, angoscia, tristezza, senso di colpa, senso di impotenza, e malinconia. La mia mente è parzialmente immersa in un cocktail di pensieri negativi e bui. I miei occhi sono influenzati da tali pensieri. Il mio spirito (in particolare quello artistico) è vinto. Negli ultimi tempi mi ritrovo a vivere 'per obbligo': mi alzo al mattino perché devo, socializzo perché devo, mi nutro perché devo, sorrido perché devo.
So di aver perso la fiammella che mi rende awesome, e francamente non so come riacciuffarla.
Depressione lieve, la definisce il medico, quindi se siete di quelli interessati alle diagnosi, eccovi la mia. Non è la prima volta che ne soffro, ma è la prima volta che il mantello nero dei dissennatori travolge anche la scrittura, l'unica cosa che mi ha sempre dato linfa vitale e forza per affrontare gli ostacoli.

Da un lato ci sono i neuroni - sempre attivi, nonostante la melma nera che mi riempie la testa - e dall'altro c'è la totale incapacità di scrivere qualcosa che sia meritevole di esser letto. Qualcosa che mi renda appagata, felice. Qualcosa che mi aiuti a fare quello che faccio sempre quando scrivo, e cioè capire meglio me stessa e il mondo.
Negli ultimi due mesi ho scritto molte cose: la storia di Charlie, buona parte di quella di Mordecai, i primi due capitoli del seguito di Come l'ultimo rigore, e infine l'inizio di una storia che ha a che fare con una nuova serie di libri.
Quando ho progettato questo post, l'intento era quello di darvi le date di pubblicazione per Charlie e Mordecai, di annunciarvi il sequel e di parlarvi della nuova serie. Purtroppo non posso fare nulla di tutto questo, perché A. ora come ora non so se pubblicherò mai più qualcosa e B. ciò che ho scritto negli ultimi mesi è, ai miei occhi, orribile. E non lo dico nel senso di 'Oddio, mi serve una buona fase di editing'. Lo dico nel senso di 'La fiammella che si è spenta in me si è spenta anche in ciò che scrivo. Non riconosco più la mia voce di autrice. Non riconosco più la mia arte. Non sono contenta e soddisfatta del mio lavoro.'
Mi sto ritrovando a scrivere per obbligo, cari lettori. Mi dico che posso farcela, ma invece detesto ogni minuto passato con Word. Detesto le mie idee, detesto il mio modo di trasformarle in dialoghi, scene, capitoli. Alla fine di una giornata passata obbligandomi a scrivere mi ritrovo con delle parole che detesto profondamente. Ciò mi fa sentire ancora più ansiosa, preoccupata, angosciata, insicura e arrabbiata.

Non mi piace sentirmi così. È orrendo. È frustrante. Raccontare storie è sempre stata una fonte di gioia per me, e questo cambiamento mi sta destabilizzando molto. Non dovrebbe essere così. Non dovrebbe. Essere. Così.

Se ho imparato una cosa nei miei (quasi, manca poco...) 34 anni, è che sempre non è per sempre; che tutto passa; che anche il più buio dei tunnel ha una via d'uscita.
Sono sicura che supererò questa fase. Sono sicura che riuscirò ad avere (anche stavolta) la meglio sui dissennatori. Dentro di me, sotto numerosi strati di melma nera e di pensieri negativi, c'è ancora la ferma convinzione che la vita sia meravigliosa, e piena di opportunità, e degna di essere vissuta. (A ricordarmelo, anche nei momenti più tremendi, ci sono le persone che mi amano e mi vogliono bene, e per questo so di essere tanto fortunata.)
Tuttavia, ora come ora devo fermarmi. Gettare la spugna. Premere Stop. Smetterla di obbligare la mia mente e le mie dita a fare qualcosa che non riescono più a fare.
Ora devo, nonostante non fosse questo il progetto iniziale, dirvi che tutti i miei progetti lavorativi si sono fermati. Ora devo dirvi che non ho la più pallida idea di quando pubblicherò il mio prossimo libro. Ora devo dirvi che non posso più scrivere, e che questa cosa andrà avanti fino a che non proverò di nuovo gioia rileggendo le mie parole.

So che in molti aspettavano la storia di Charlie e Mordecai: mi dispiace davvero di darvi una delusione, ma non riesco a lavorare nel modo in cui ho provato a fare negli ultimi tempi, e cioè con una pistola virtuale alla tempia. Non posso farvi leggere delle storie di cui io per prima non sono orgogliosa e contenta. Non è così che intendo la scrittura. Non è così che voglio essere.
Mi dispiace anche per chi si aspettava altre novità. Ho creduto fino all'ultimo di poter vincere la malinconia che sommerge buona parte della mia creatività, ma davvero non ce l'ho fatta. I dissennatori sono tanti, e il mio Patronus è provato.

Non so quando riprenderò a scrivere. Non so quando pubblicherò qualcosa. Da un lato mi sento in colpa, dall'altro mi dico che forse questo annuncio mi aiuterà a ritrovare un po' di tranquillità. In ogni caso sentivo il bisogno di parlarne, e di farlo così.
Spero possiate capire. Spero possiate aspettare.

E spero, per concludere, che vogliate accettare un GRAZIE più grande di tutti i grazie che vi ho dedicato da quando scrivo e pubblico. Grazie per tutto l'affetto che non mi avete fatto mancare da quando, cinque anni fa, ho deciso di pubblicare da sola il mio primo libro. Il vostro affetto ha contribuito a rendermi un'autrice migliore, una donna più forte, e spesso e volentieri ha spazzato via tanti dei dissennatori. Spero sarà così anche stavolta.

Buone vacanze, belle persone. Mi auguro che la vostra estate sia piena di cose belle, e le vostre librerie (cartacee e/o elettroniche) siano sempre ben fornite.

Alla prossima.