sabato 10 novembre 2018

Cassandra Clare, Pino Wilson, e io

Questa newsletter sarà breve rispetto alle altre, per una ragione in particolare: la depressione è un Dissennatore che succhia via non solo la gioia, ma anche la capacità di essere produttiva.
Gli alti e bassi sono parecchio alti e parecchio bassi. Le medicine sono utili, e anche se è grazie a loro che sono qui a scrivere, non riuscirò comunque a trattare tutti gli argomenti che avevo inserito nella scaletta qualche settimana fa.
Recupererò, promesso :)



Cassandra Clare è una delle mie donne preferite. Amo i suoi libri, e la sua scrittura è fonte costante di ispirazione per me. In questo post (cliccate sulla foto per leggerlo) dà qualche consiglio su come affrontare la scrittura quando la tua salute mentale non è al top. Magari può essere utile a qualcuno di voi.
Io tifo Lazio.
Se mi conoscete, la cosa non è una novità.
Se non mi conoscete abbastanza, ora lo sapete.
Tutto è iniziato col secondo scudetto, nel maggio del 2000. Da quel giorno, il mio tifo è pian piano cresciuto, e si è tradotto in domeniche passate davanti alla tv con la sciarpa al collo (tifare Lazio e vivere in Campania non è la cosa più semplice del mondo), domeniche passate allo stadio a cantare in curva e a farla sventolare, quella sciarpa (l'unica ragione per cui tornerei a vivere a Roma: poter andare sempre allo stadio), e giornate/nottate passate a discutere di partite e cessioni, a soffrire dopo sconfitte immeritate, a gioire dopo vittorie sudate.
Quello per il calcio è un amore che sboccia da bambina, per me. Se sei l'unica femmina in gruppo di maschi e nasci nell'epoca in cui per i bambini esistono solo due divinità - Maradona e il Super Santos - allora è matematico che giocherai a pallone. Maradona, Van Basten, Gullit, Schillaci, Baggio: sono cresciuta con questi miti, e fin da bambina ho capito che il calcio è sia amore che sofferenza.

Da quando scrivo, includo sempre l'amore per la Lazio nei miei libri. A volte indugio più del necessario nella descrizione di un cielo bianco e azzurro (l'ho fatto in Perfetto). A volte uso un'idea arrivata mentre ero allo stadio per costruire la storyline di un libro (chi ha letto Segreto sa di cosa parlo). A volte, sebbene il libro non abbia a che vedere con lo sport, trovo comunque il modo per inserire nella storia una partita della Lazio (E così, forse, sarai felice, capitolo 23).

Dopo Come l'ultimo rigore, ho promesso a me stessa che non avrei mai più scritto un libro che gira attorno al calcio senza rendere la Lazio protagonista. Adoro quella storia, e non vedo l'ora di tornare a raccontare di pallone, ma c'è una parte di me (quella legata al suo sediolino in curva Nord, quella che alla fine dei 90 minuti è sempre senza voce) che vede quel libro come una specie di tradimento.
Non so quando scriverò una storia in cui la Lazio è protagonista come il Milan è stato protagonista in Come l'ultimo rigore (il bisogno c'è; mi manca l'idea originale), ma so che il mio amore sarà ben rappresentato nel prossimo libro, La donna delle pulizie.
Non ho una data di pubblicazione (i Dissennatori e la produttività non vanno particolarmente d'accordo), ma se seguite questa newsletter sapete già che:
La donna delle pulizie è la storia più romantica e più realista che io abbia mai scritto
- si tratta di un retelling di Cenerentola
- i protagonisti si chiamano Amelia e Marco (e che la cosa non è stata voluta)
Se mi seguite su Instagram, sapete anche che c'è una parte di me in questa storia.
Nel primo numero di questa newsletter vi ho lasciato un pezzo molto importante del libro, la prima frase:


"Non ho grandi sicurezze in questo momento della mia vita, ma una cosa è certa: alle 6:37 del mattino, in un caldo lunedì di metà settembre, la mia mano non dovrebbe essere sporca di pipì."

Oggi voglio lasciarvi un altro estratto, quello che ha a che fare con la mia Lazio.


sabato 27 ottobre 2018

Freddie Mercury, Barack Obama e io

Errare è umano, e quando scrivi finisci sempre per commettere degli sbagli. Non parlo solo di errori ortografici, sviste nella trama, refusi duri a morire. Parlo di quegli errori causati dall’inesperienza, inevitabili eppure utili per ogni scrittore che desidera imparare a gestire sia l’arte (la scrittura) che la condivisione (il rapporto con i lettori).
Di seguito, troverete tre errori che ho fatto negli ultimi sei anni. Non sono gli unici, eh. La lista è lunga. Ho scelto questi perché mi hanno segnata di più, e perché sono quelli di cui avrei tanto voluto sentir parlare prima di intraprendere il viaggio nel mondo della pubblicazione.

Io, 9 volte su 10, quando rileggo ciò che ho scritto.


Errore #1: i maledetti refusi
Non importa quante volte leggerai il tuo manoscritto, ci sarà sempre una lettera al posto sbagliato. Sempre. Un ‘contentw’ invece di ‘contente’, un ‘mino’ invece di ‘mini’. A volte è facile beccare i maledetti refusi: il controllo ortografico è un aiuto eccezionale. A volte però non è così semplice, perché, proprio come nel caso di ‘mino’ al posto di ‘mini’, è impossibile rilevare l’errore grazie all’ausilio del programma di scrittura.
Allora bisogna leggere. E leggere. E rileggere. E rileggere ancora.
Solo che alla settantanovesima rilettura, il libro lo conosci a memoria, quindi la tua mente non è più ricettiva come all’inizio. Le parole appaiono come un’eco dei ricordi, non come un insieme di lettere, e allora i refusi possono fuggire al controllo.
Che fare? Due cose:
1. Fai leggere il libro a qualcun altro. Per una persona che non ha mai letto il manoscritto, ogni parola sarà nuova di zecca e quindi ogni errore emergerà con facilità. Quando invio un libro ai miei editor, l’ho letto almeno (almeno!) dieci volte dalla prima all’ultima pagina. Quando ricevo le loro note, trovo sempre (SEMPRE!) una vergognosa lista di refusi. Occhi nuovi = Refusi nuovi.
2. Rileggi il tuo libro dall’ultima pagina alla prima. La mente, alla settantanovesima lettura, diventa pigra. Per combattere i MR (maledetti refusi), devi provare a fregarla, dicendole ‘Ehi, quello che stai per leggere è un libro nuovo: le parole, messe così, non le hai mai lette!’. Io rileggo due volte i miei libri dalla fine all’inizio (se un libro conta 400 pagine, leggo prima la 400, poi la 399, poi la 398, e così via), e puntualmente trovo qualcosa che non va.
 
Questi consigli vi permetteranno di eliminare una volta per tutte i MR? Non ve lo assicuro al 100%. Qualche piccolo bastardo può sempre scappare, ma così facendo starete più tranquilli.

giovedì 25 ottobre 2018

Politicizzate la mia morte.


Se dovessi morire in circostanze drammatiche tali da far finire il mio nome sui giornali, vi chiedo cortesemente di politicizzare la mia morte e me stessa nell’unico modo possibile. Politicizzatemi ricordando che ho vissuto in un Paese in cui le donne vengono sistematicamente trattate come persone di serie B. Un Paese in cui la parità di genere è vista come un crimine, e in cui la morte delle donne è usata dagli sciacalli per guadagnare voti, consenso e potere.

Politicizzatemi ricordando che nel Sud in cui sono nata e cresciuta la condizione delle donne è peggiore rispetto al resto d’Italia, perché l’arretratezza culturale, economica e sociale che fa da base al sessismo e alla misoginia non è mai stata una priorità per nessuno degli uomini che hanno governato questo Paese (ad oggi, ottobre 2018, l’Italia non ha mai avuto una Presidente del Consiglio: ricordate anche questo; ricordate pure che le voci femminili, in politica, sono poche e distorte dal sessismo strisciante da destra a sinistra).

Politicizzate la mia morte evitando frasi squallide come ‘Vittima di [qualcuno]’, ‘Perdonaci’, e altre stronzate simili. Ogni donna, in questo Paese, è vittima di un sistema studiato e nutrito per celebrare, proteggere e premiare l’uomo; se proprio volete chiamarmi ‘vittima’, dite che ero una vittima della società patriarcale, come milioni di donne prima e dopo di me.
E no, non vi perdono. A meno che non abbiate fatto qualcosa per consentire alle donne di raggiungere la parità e per distruggere la mascolinità tossica, perché dovrei darvi il mio perdono?
Una donna, in Italia, non dovrebbe morire in modo drammatico per essere meritevole di attenzione. La nostra vita vale molto di più.
La nostra vita vale quando studiamo più e meglio degli uomini, ma finiamo per guadagnare meno (quando riusciamo ad inserirci nel mercato del lavoro) e per raggiungere pochi posti di comando.
La nostra vita vale quando scegliamo di disporre liberamente del nostro corpo, ma finiamo per essere trattate come poco di buono, come persone indegne, come assassine.
La nostra vita vale quando veniamo pestate, violentate, ammazzate dai nostri padri, fidanzati, mariti e compagni, ma ai politici a caccia di voti importa solo quando gli uomini che ci pestano, ci violentano e ci ammazzano hanno la pelle scura, o professano un’altra religione.
La nostra vita vale quando siamo costrette a usare accorgimenti quotidiani nell’illusione di poterci difendere da un’aggressione. La nostra vita vale quando la nostra richiesta d’aiuto viene sottovalutata, respinta. Quando nessuno ci crede, perché magari i nostri aggressori indossavano una divisa.
Politicizzatemi ricordando che per molti imprenditori, il nostro lavoro è prezioso perché consente loro di pagare meno tasse, perché in Italia noi donne siamo anche questo: pezzi di carne da usare per ottenere un vantaggio, bandierine da sventolare per fingere una parità che in realtà non esiste. Non esiste nel mondo del lavoro, non esiste in ambito accademico, non esiste nello sport, non esiste nella vita domestica.

Politicizzatemi impedendo agli sciacalli di trasformare la mia morte in un bianchi VS neri, Dio VS Allah, Nord VS Sud. Politicizzatemi ricordando che un Paese prospera solo quando le donne prosperano, e che l’Italia è destinata a perire fino a quando noi non avremo parità e libertà. Fino a quando non saremo considerate persone di serie A, esattamente come gli uomini.
Ricordate altresì una cosa importantissima: in questa società profondamente diseguale, io ero e sono una privilegiata, perché la mia pelle è bianca, perché sono etero, perché il mio corpo richiama i canoni di ‘femminilità’ imposti da una società che considera le donne meno donne se parlano, vestono, ridono, flirtano, mangiano in un certo modo. Se la mia pelle fosse nera, se fossi lesbica, se fossi obesa, se fossi una transessuale, la mia vita sarebbe esposta ad ingiustizie maggiori e le mie opportunità si ridurrebbero in maniera drastica.

Non permettete a gente che non mi conosce di lucrare sulla mia morte nello stesso modo in cui hanno lucrato e lucrano sulla mia vita.
Ve lo chiedo per favore: politicizzate la mia morte nell’unico modo possibile.

lunedì 3 settembre 2018

Volevo fare la ballerina.

Ciao a tutti, e bentornati.
Questo aggiornamento sarà lunghetto, mettetevi comodi.
Innanzitutto, mi auguro che la vostra estate sia stata positiva. Della mia non mi lamento troppo; ho fatto esperienze e conoscenze che mi hanno arricchita molto, e non vedo l’ora di rituffarmi nel mio lavoro. Poteva andare peggio, no?
Grazie a tutti coloro che durante l’estate hanno acquistato e letto i miei libri. I vostri commenti, pubblici e privati, mi hanno resa molto contenta e orgogliosa. Vedere le vostre foto dei miei libri in spiaggia, in montagna, in Italia e all’estero: Gioia. Pura.
I prossimi mesi saranno molto interessanti per me. Ho diversi progetti in cantiere, a cominciare da un nuovo libro.

Oggi però voglio parlarvi di una cosa che mi sta molto a cuore. Titolo: Volevo fare la ballerina.

Dovete sapere che da almeno un anno rifletto sulla possibilità di creare e gestire una newsletter. I motivi che mi hanno trattenuto dal trasformare l’idea in realtà sono stati diversi:
1.       “Non so da dove cominciare; non ho mai scritto una newsletter.”
2.       “Perché qualcuno dovrebbe iscriversi alla mia newsletter? Il mondo ne è pieno.”
3.       “Non avrò mai il tempo necessario per seguire un progetto così complesso.”
4.       Punto 1, 2 e 3 a ripetizione
Ho iniziato a cambiare idea quando mi sono resa conto che la mia presenza online era cambiata rispetto a sei anni fa, quando mi preparavo a pubblicare il mio primo libro. Allora chiacchieravo di più e più a lungo con le persone che mi seguivano. Ero più costante nell’aggiornare il blog, e molto puntuale nelle risposte alle email.
Col passare del tempo le cose sono cambiate, e non solo perché il mio seguito è cresciuto e i miei impegni si sono moltiplicati. La verità è che è mutato anche il mio rapporto con il blog e con i social.
Se su Instagram riesco ancora ad interagire con il 99% delle persone che mi contattano (probabilmente perché il mio account è privato, e quindi le interazioni sono limitate), su Facebook e Twitter le cose sono diverse. Immagino ve ne siate resi conto anche voi, soprattutto negli ultimi tempi: è complicato vivere quei due social senza essere inevitabilmente trascinati in discussioni gridate, rabbiose, tossiche, a base di bandierine nei nick, fake news e meme che non fanno ridere.
E per quanto ami Twitter e Facebook, so che è sempre più difficile avere uno scambio quieto, edificante, simpatico, anche in un settore relativamente tranquillo come quello dell’editoria e della scrittura.

Così ho deciso di dare vita a Volevo fare la ballerina, la mia newsletter. Questa, per me, sarà innanzitutto un’occasione per mettermi alla prova con un nuovo mezzo. Seguo con piacere diverse newsletter che mi hanno arricchita molto, sia come donna che come cittadina, lettrice, scrittrice e consumatrice. Posso solo sperare che lo stesso valga per chi deciderà di iscriversi alla mia newsletter.
Per me, poi, Volevo fare la ballerina sarà anche un’occasione utile per imparare. Scrivere vuol dire crescere, e per crescere devi capire, scoprire. Ciò che racconterò a voi non sarà soltanto quello che già conosco, bensì anche ciò che imparerò strada facendo, leggendo libri, seguendo corsi, rispolverando il mio bagaglio stilistico e tecnico.
Impegnarmi ufficialmente a inviare una newsletter sarà, inoltre, un modo per essere certa che non mi farò prendere dalla pigrizia che spesso mi ha colpita nella gestione del blog e della posta elettronica.

I contenuti che riceverete ogni volta saranno esclusivi. Ciò vuol dire che ogni newsletter non sarà un riassunto delle cose postate sui social, o di racconti che ho già condiviso altrove. Ogni due settimane, questa è la frequenza che ho scelto, leggerete qualcosa che riguarda la mia vita privata, i miei progressi con la scrittura in corso, le dritte che sento di poter dare a chi scrive/a chi vuole scrivere. Vi regalerò contenuti extra scritti appositamente per la newsletter, condividerò con voi scene tagliate dai miei libri, vi fornirò un dietro le quinte circa il mio lavoro quotidiano, tanto pratico quanto spirituale e teorico.

Con Volevo fare la ballerina, i miei obiettivi sono essenzialmente due:
1.     Creare/Ritrovare, con i miei lettori, il meraviglioso rapporto che negli ultimi tempi, a mio avviso, è andato in letargo. Voglio raccontarvi di me e del mio mondo e spero che voi facciate altrettanto con me. Voglio rendervi partecipi dei miei progressi con la scrittura senza rischiare che l’algoritmo di un social vi faccia perdere qualche informazione.
2.     Fornire, a chi lo desidera, l’opportunità di ottenere informazioni utili in merito alla scrittura, all’editoria indipendente e, più in generale, al mondo dei libri.

Questa sarà una prima volta per me. Vi chiedo supporto e pazienza. In cambio, vi offrirò ogni volta il mio 100%.
Volevo fare la ballerina partirà ufficialmente sabato 29 settembre. Come ho già detto, vi arriverà ogni due settimane.
Il 22 settembre, sia per testare le mie capacità tecniche che per accertarmi che tutto funzioni a dovere, gli iscritti (fino a quel giorno) riceveranno una email ‘prova’, con la quale vi darò il benvenuto.
Per iscrivervi a Volevo fare la ballerina non dovete fare altro che inserire il vostro indirizzo email qui sotto. Ho creato anche una nuova pagina nel blog (sulla barra in alto, sotto l’header), tutta dedicata alla newsletter.
Se avete domande, lasciate un commento o scrivete ad alessiaessescrive@gmail.com.
Fin da ora, grazie a chi mi darà un'opportunità.
Alla prossima.


Iscriviti a Volevo fare la ballerina


mercoledì 1 agosto 2018

Sconti e Arrivederci

Ciao a tutti, e buon primo agosto.
Mi auguro che questa (calda) estate vi stia trattando bene.
Da qualche anno, approfitto di agosto per fare due cose:
1. disintossicarmi da internet: disinstallo tutte le app, sparisco dai social, mi concentro esclusivamente su me stessa, sui miei cari e sulla vita 'reale'; ne ho sempre tanto bisogno, e trovo che un mese di "disintossicazione" sia necessario anche per la mia creatività.
2. offrire ai miei lettori (o ai potenziali lettori) l'opportunità di leggere i miei libri ad un prezzo scontato.

Per l'estate 2018 le cose non sono cambiate:
- A partire dal 3 agosto sarò irraggiungibile via social, via e-mail e via blog. Se avete qualcosa da dire/chiedere, vi invito a farlo entro il 3 agosto. Tornerò operativa al 100% il 3 settembre, e in quella data vi parlerò di cosa ho in serbo per l'autunno. Spoiler alert: tante belle cose. I pulsanti per seguirmi sui social (o per scrivermi una mail) li trovate qui a destra.
- Da oggi, fino al 31 agosto, i miei libri sono disponibili ad un prezzo scontato. Tutti gli e-book costano € 1,99. Tutti. Per i cartacei, invece, ho scelto di fare una cosa che non ho mai fatto. Fino alla fine di questo mese, infatti, per le copie cartacee dei miei libri dovrete pagare solo il costo della stampa. Io non guadagnerò nulla sulla copie acquistate.
I miei romanzi sono molto variegati: più o meno 'romantici', più o meno 'adulti', più o meno 'spinti'. In questa lista trovate trame e link per l'acquisto, sia su Amazon che su Kobo. L'offerta è in vigore su entrambe le piattaforme.
Mi auguro che ne approfittiate. I libri da leggere non sono mai abbastanza :)

Prima di lasciarvi, scrivo qui un'informazione che magari può interessare a qualcuno. Ne ho parlato sui social, ma magari può essere sfuggito.
Ricordate la mia fan fiction dal titolo Vicini? Ho iniziato a pubblicare un seguito.

Vi auguro di passare un mese all'insegna della tranquillità e dell'amore, a cominciare dall'amore per voi stessi. Amatevi, vogliatevi bene, e ritagliatevi del tempo per prendervi cura del vostro spirito e della vostra mente. Magari con un bel libro ;)

Grazie per tutto il supporto e l'affetto che non mi fate mai mancare. Se sono ancora qui (a scrivere, a cazzeggiare, a vivere), è anche merito vostro.

Alla prossima,
Ale