giovedì 13 aprile 2017

COME L'ULTIMO RIGORE - Prologo

Il titolo del mio prossimo libro è

COME L'ULTIMO RIGORE

Ho parlato di questa storia nel mio ultimo post, e oggi - oltre ad annunciare il titolo - voglio farvi leggere l'inizio*. Buona lettura!

Uno dei miei migliori amici diceva che se una cosa può accadere fuori dal campo, nella vita di tutti i giorni, allora può accadere anche in campo, durante una partita di calcio.
A volte studi duramente per superare un esame, ma il professore è uno di quelli tosti, e non riesci a ottenere neppure un 18. Allo stesso modo, in campo, puoi trovarti di fronte ad un portiere talmente in gamba che neppure il numero 9, dopo essersi lasciato tutta la difesa alle spalle, riesce a segnare. In entrambi i casi parliamo di errori, ingiustizie, o più semplicemente di cattiva sorte.
La verità è che il risultato finale, nella vita di tutti i giorni così come nel calcio, non è altro che il frutto di tanti piccoli momenti che dettano i tempi e l’esito dell’evento principale. Momenti invisibili, di cui spesso ci rendiamo conto soltanto dopo, a mente fredda. Ripensare a ciò che è accaduto, ipotizzando scenari diversi a seconda di quello che faremmo o diremmo se ne avessimo la possibilità, è inutile, eppure inevitabile.
Se avessi saputo che il professore mi avrebbe interrogato sul terzultimo capitolo, avrei studiato di più. Se il gol di Shevchenko al 29’ non fosse stato annullato, avremmo chiuso il primo tempo con quattro gol di vantaggio, invece di tre.
Quando le cose vanno male, dopo la sorpresa, il dolore e la rabbia c’è sempre la fase in cui desideri una nuova chance. Per vendicarti, per riprenderti quello che ti è stato tolto, o per ricominciare. Ma non sempre accade. Non sempre è tutto facile come con un esame andato male, per il quale esisterà sempre un altro appello, o come con una partita persa, per la quale esisterà sempre una gara di ritorno.
Per certe partite non esiste rivincita, e per certi errori, nella vita di tutti i giorni, non esiste un rimedio. 
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Grazie per essere giunti fino a qui.
Se volete potete già aggiungere Come l'ultimo rigore alle cose da leggere su Goodreads. Nelle prossime settimane posterò altri piccoli estratti, e non appena possibile vi mostrerò la copertina (è moltomoltomolto carina, giuro) e vi dirò la data di pubblicazione (è moltomoltomolto vicina, giuro).

Nel frattempo, grazie anche per la risposta giunta a questo nuovo libro. Non vedo l'ora di farvi conoscere Viola e Lorenzo.

Buone feste di Pasqua, belle persone. E se non festeggiate, approfittate comunque dei giorni di vacanza per riposare. O per leggere un libro. O per guardare Stranger Things. Ci siamo capiti.

Alla prossima!
Ale
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*nella versione finale del libro potrebbero apparire delle modifiche

venerdì 7 aprile 2017

Il mio prossimo libro

Ogni mio nuovo libro parte da un’idea (E se il mondo fosse popolato solo da donne? Lui è sposato, ma lei non lo sa: che succede quando si incontrano e passano la notte assieme? Lei è all'apice del successo, ma ha un segreto che può mettere a repentaglio tutto: che fa quando si innamora?) e dal desiderio di conoscere qualcosa che non so (Come funziona l’apicoltura? Come vive una babysitter a NY? Com'è la vita dei fashion blogger?).

Ogni volta, la storia e i personaggi mi permettono di esplorare mondi e argomenti lontani da me, sia da un punto di vista fisico che da un punto di vista culturale, morale, psicologico. Anche per queste ragioni, ogni libro per me rappresenta una sfida. Riuscirò a scrivere una distopia? Riuscirò a raccontare la storia d’amore tra un gay e un bisex con rispetto?
In questi anni, ho affrontato nove sfide. Non so se agli occhi dei miei lettori le ho vinte tutte, ma so di aver dato il massimo in ogni circostanza.
Alla base del libro che sto scrivendo ora (la sfida numero 10, per quelli che amano i numeri) ci sono due idee.
La prima è arrivata mentre scrivevo Segreto. In quel libro, ad un certo punto, il Capitano parla con Lilac in quello che oggi è lo Stadio Olimpico di Roma. Nella prima bozza, il Capitano usava una metafora calcistica molto bella, citando il ruolo che ha il portiere in una squadra di calcio.
Alla fine ho dovuto tagliare quella parte – il dialogo era troppo lungo, e la metafora, per quanto bella, rallentava il capitolo – ma subito dopo aver pubblicato Segreto mi sono chiesta: ‘Perché non scrivere una storia che ha a che fare col calcio? Sarei capace di creare un libro di questo tipo?’. Così ho fatto ciò che faccio di solito quando arriva un’idea: ho iniziato a prendere appunti. Il chi, il dove e il perché non mi erano ancora chiari, ma il cosa (il calcio) era definito.

[Se mi conoscete, sapete che seguo il calcio fin da quando sono piccola. Se sei l’unica bambina in un gruppo di maschi, è inevitabile che prima o poi tu faccia parte di una squadra di calcio, nelle partite giocate in strada, o nei cortili. (Ho quasi 34 anni; giocare in strada col pallone era l'abc della mia infanzia.) Oggi lo seguo religiosamente, tifando e arrabbiandomi molto (chi segue il calcio lo sa: la sofferenza fa parte del pacchetto).]

La seconda idea alla base di questo libro – la scintilla che in poche ore mi ha dato anche il chi, il dove e il perché – è giunta un paio di anni fa, mentre pensavo alla storia di Audrey. “È possibile,” mi sono chiesta, “che un amore nato in giovane età duri per sempre?” Il mondo è pieno di storie (reali e di fantasia) di persone che s’incontrano quando sono ragazzi e vivono insieme per il resto della loro vita. Io ho sempre guardato con diffidenza e scetticismo a quelle storie (soprattutto a quelle reali), perché per me è moltomoltomolto difficile che un amore nato quando sei giovane, inesperto e immaturo possa durare per sempre. Accade, ne sono consapevole, ma credo sia una cosa difficile e rara, almeno per come io intendo l’amore.
Con L’amore di Audrey, ho affrontato in un certo senso la questione, ma mentre scrivevo quel libro, il neurone vagabondo ha iniziato a pensare ‘E se le cose non fossero così semplici? Se l’amore nato tra due giovani finisse per cause di forza maggiore, e non perché loro sono inesperti e immaturi? E se la vita ti mettesse di fronte all’opportunità di ricominciare? E se potessi fare un viaggio nel passato e capire cosa hai sbagliato, cosa è andato storto?’
Quando mi sono posta queste domande, nel giro di un pomeriggio la storia si è materializzata nella mia mente. I personaggi, i luoghi, le scene, l’inizio, la fine: è stato tutto immediato, e in quel momento mi sono detta ‘Ok, è ora di aprire Word’.

Questo libro rappresenta per me una sfida sotto molteplici aspetti. In questa storia si parla di calcio, e il mio obiettivo è quello di raccontare questo sport sia per chi lo ama e lo segue come faccio io (FORZA LAZIO), sia per chi lo detesta, oppure semplicemente lo ignora. Un’altra sfida è legata a uno dei protagonisti della storia, e cioè l’amore. Stavolta, infatti, parlerò dell’amore in un modo nuovo (per me), e non vi nego che questo viaggio è stato molto intenso. Uno dei motivi per cui scrivo è che le parole e i personaggi mi aiutano a vedere il mondo con occhi diversi dai miei, e questa esperienza mi ha insegnato molto. Anche stavolta ho esplorato mondi lontani da quello in cui vivo e penso, ed è stato bellissimo. Posso solo augurarmi che sarà così anche per voi.

Un’altra sfida – la più complessa, forse – è di natura tecnica, poiché per scrivere questo romanzo ho dovuto usare un 'sistema' diverso rispetto al solito, che in fase iniziale mi ha spiazzata. (So di essere criptica, ma per ora non posso dirvi di più. Quando leggerete il libro capirete di cosa parlo, promesso.)

Ogni mio libro nasce da un’idea (in questo caso due) e dal desiderio di conoscere qualcosa che non so. Con questo romanzo, il ‘qualcosa che non so’ copre argomenti seri a cui tengo molto (di uno avrei voluto parlare sempre in Segreto, ma non l’ho fatto), e argomenti di cui non sapevo letteralmente nulla e per i quali ho fatto ricerche approfondite.
Ero convinta che L’amore di Audrey fosse il mio libro più difficile da scrivere, ma la verità è che non avevo ancora iniziato a scrivere questo. Da un punto di vista tecnico, spirituale, fisico e psicologico, questa storia mi sta distruggendo come nessun’altra prima d’ora. E va bene così, perché amo il mio lavoro, e amo questo aspetto della scrittura.

So che questo post non va a fondo. In alcuni punti è decisamente criptico, e chi si aspettava un titolo, una trama, una data di pubblicazione sarà probabilmente deluso. Per ora non posso dirvi altro. Non appena avrò tutte le informazioni ‘succose’, ve le comunicherò.

Qualcosina posso dirla, però. Per chi mi segue sui social, certe cose saranno delle ripetizioni.
 La protagonista femminile si chiama Viola.
- Il protagonista maschile si chiama Lorenzo.
- Una partita di calcio (di cui non posso dirvi nulla) e una canzone (questa) avranno un ruolo molto importante per Viola e Lorenzo.
- La storia è ambientata in Italia, precisamente a Pontenero. Sì, lo stesso Pontenero (un luogo di fantasia) di cui avete letto nella mia trilogia distopica. No, non dovete aver letto quei libri per leggere questo. (Ma chi li ha letti sorriderà in più di un’occasione.)
- Questo sarà un libro lungo. Almeno quanto L’amore di Audrey, se non di più.
- Tra le canzoni che mi hanno ispirata MOLTO prima di scrivere e durante la scrittura, ci sono Nessun posto è casa mia, Resta con me, Here with me, Oronero, All I want, If I ever feel better, Dimentica, La canzone che scrivo per te e I want to hold your hand.
Questo libro non ha nulla a che vedere con le cose che ho già scritto. Nonostante questo, rappresenta comunque un pezzo molto grande di me e del mio cuoricino.

Grazie per essere giunti fino a qui. Non vedo l’ora di condividere questa storia con tutti voi.

Alla prossima,
Ale

giovedì 6 aprile 2017

Consigli molto personali e poco seri per scrittori e aspiranti scrittori - Questione di merito

Tra le cose che avrei tanto voluto sapere prima di pubblicare il mio primo libro ce n'è una che ho imparato ad accettare solo di recente, e cioè:

IL MONDO DEI LIBRI NON HA A CHE FARE CON LA MERITOCRAZIA


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Quando hai scritto quello che consideri il nuovo
Harry Potter, e dunque attendi un contratto milionario con una casa editrice importante.

La regola generale dice che se ti impegni per dare il massimo, allora puoi raggiungere il tuo obiettivo. A scuola, nel lavoro, nella vita sentimentale: se lavori duro, se hai buone idee, se sei una brava persona, allora meriti di eccellere, e in un modo o nell'altro ci riuscirai.
(In molti casi, questa regola non viene applicata. La vita è difficile, e a volte crudele e stronza. Non devo insegnarvelo io.)
Nel mondo dei libri (più in generale, nel mondo delle Arti) questa regola, nel 95% dei casi, non è neppure contemplata.

Capita spesso che gli agenti letterari rifiutino di rappresentare l'autore di un libro perché sanno che sul mercato non c'è spazio per quella storia. Il rifiuto non ha a che fare né con lo scrittore (che magari è preparato, con esperienza, capace), né con la storia (che magari è avvincente, ben scritta, perfetta da un punto di vista stilistico).
Allo stesso modo, una casa editrice può decidere di destinare tante attenzioni ad un libro e al suo autore, e ciò non significa necessariamente che libro e scrittore meritino quelle attenzioni. Magari l'editore ha deciso di approfittare del fatto che quel genere letterario è particolarmente in voga (pensate ai libri pieni di vampiri durante gli anni di Twilight), oppure l'argomento del libro è uno di quelli scottanti che fanno vendere tante copie (pensate ai libri che parlano di terrorismo che spuntano in vetrina subito dopo un attentato).

Le librerie sono piene di gemme nascoste e di successi sopravvalutati. Sui vostri scaffali e nei vostri Kindle ci saranno sicuramente libri oggettivamente meravigliosi che meriterebbero maggiore successo, e libri promossi come capolavori, ma che in realtà non lo sono.
L'idea che un bel libro trovi sempre il suo spazio tra i lettori è una cosa idealista e romantica che non corrisponde sempre alla realtà. E anche se ciò può essere difficile da digerire e accettare, capirlo è necessario per mettere da parte alcune delle preoccupazioni legate alla scrittura.
Se la casa editrice Tizio ha rifiutato il mio libro, allora vuol dire che non so scrivere?
Caio ha pubblicato il suo giallo e io non riesco a pubblicare il mio fantasy: dovrei forse cambiare genere?
Perché Sempronio vende milioni di copie con un libro pieno di refusi, mentre io non riesco neppure a trovare un agente?
Soprattutto quando sei agli inizi, questi dilemmi possono farti perdere fiducia nelle tue capacità, oppure farti dubitare della storia che hai in testa.
Il mio consiglio, a tal proposito, è: ignora tutto e tutti, e concentrati sulla storia e sui personaggi. Scrivi con un solo obiettivo: finire quello che hai iniziato. Scrivi ciò che vorresti leggere, ciò che ti rende felice, ciò che pensi sia importante condividere.
La storia e i personaggi, per un autore, devono essere sempre una priorità. Anche in un mondo (quello dei libri, appunto) che non sempre premia, in termini di critica e di pubblico. le storie che meritano.

Ma Ale, allora vorresti dirmi che tutti i capolavori non meritano il successo che hanno/hanno avuto? Vorresti dire che i libri più belli sono quelli che nessuno si fila?
Assolutamente no.
In tanti casi, chi merita di avere successo arriva, prima o poi, ad averne. Lavorare sodo paga sempre, anche se la strada è in salita e piena di ostacoli, e le storie che meritano di brillare finiscono per farlo. Ma il punto non è neppure questo, per come la vedo io, perché ogni autore dovrebbe dare il 100% a prescindere dall'esito sperato. Ciò che voglio dire con questo post è: il merito non è l'unico fattore che contribuisce al successo di un libro o di un autore. A volte, non è neppure uno dei fattori che contribuiscono al successo di un libro o di un autore. Le gemme nascoste e i successi sopravvalutati ne sono una prova.
Proprio per questo, uno scrittore (o un aspirante scrittore) deve concentrarsi esclusivamente sulle due cose più importanti -- le uniche, forse, sulle quali può esercitare un potere: la storia e i personaggi.

Mi piacerebbe poter dire 'Se la tua storia merita, allora troverà dei lettori', ma la verità è che non è sempre così. Non esiste un legame tra merito ed esito positivo: accade nel mondo di tutti i giorni, e accade anche nel mondo dei libri.
Accettarlo e conviverci vi aiuterà ad affrontare meglio i rifiuti e gli ostacoli. Promesso.

Alla prossima settimana,
Ale

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Nelle puntate precedenti:
- Questione di schiena

venerdì 31 marzo 2017

Consigli molto personali e poco seri per scrittori e aspiranti scrittori - Questione di schiena

Quando ho iniziato a prendere sul serio questa cosa della scrittura (quando cioè mi sono detta 'Quasi quasi provo a pubblicare un libro: vediamo come si fa') ho iniziato a leggere libri, articoli e post sull'argomento.
Basta fare una veloce ricerca su Google per scoprire che il mondo ne è pieno: Come pubblicare il tuo primo libro, Ho scritto un libro, ora che faccio?, Le 10 regole per trovare un agente, Come conquistare il lettore con la prima pagina, Quali caratteristiche devono avere i personaggi principali, Una storia d'amore avvincente: come scriverla?

Quando mi sono detta 'Ok, voglio trasformare questa storia chiamata Lilac in un libro da pubblicare', ho divorato tanti libri sulla tecnica, tanti articoli e post scritti da autori di successo, agenti letterari, e blogger con grande esperienza. Cercavo di assorbire ogni dritta. Mi dicevo: 'Se Tizia mi consiglia di seguire questo metodo, allora vorrà dire che si tratta di un buon metodo'. Mi dicevo: 'Se voglio pubblicare un libro, devo imparare da quelli che ce l'hanno fatta'.
E anche se alcuni di quei consigli mi sono serviti, la verità è che, mentre leggevo quei post, dentro di me nasceva una specie di ansia da prestazione che non mi rendeva tranquilla. Perché tanti di quei suggerimenti erano validi solo ed esclusivamente per chi li aveva scritti, e perché ogni scrittore deve trovare il proprio metodo (per scrivere, per editare, per riflettere, per sbagliare), e per trovare il tuo metodo nulla è più efficace dell'esperienza.

Come ho già avuto modo di dire qui e altrove, io non sono una grande fan dei cosiddetti "consigli per aspiranti scrittori". Nel mio caso, hanno generato uno stato d'ansia che ha rischiato di farmi dubitare delle mie capacità. Esistono milioni di scrittori e aspiranti tali che leggono libri di tecnica, post ricchi di consigli e di dritte; anch'io lo faccio ogni tanto e, ripeto, a volte mi sono stati e mi sono d'aiuto. Tuttavia, penso che all'inizio del viaggio in questo mondo siano davvero pochi gli accorgimenti da seguire, se non vuoi rischiare di ritrovarti in una situazione in cui pensi: 'Oddio, forse questa cosa della scrittura è troppo complicata per me'. Ho avuto modo di parlarne in un altro post, ma voglio ripetere le mie 'dritte' qui:
1. Per scrivere, devi leggere. Un aspirante scrittore che non legge non avrà mai gli strumenti necessari per scrivere. Chi dice il contrario mente. 
2. Per scrivere, devi scrivere. In maniera costante. Ogni giorno se possibile, anche solo per un'ora. 
3. Per scrivere, devi seguire solo il tuo gusto. Scrivi il libro che TU vorresti leggere. Non pensare agli editori, ai lettori, a tua madre: scrivi per te, e per te soltanto. 

Quando divoravo le guide per aspiranti scrittori, ho incontrato nel 99% dei casi consigli relativi alla storia - Come scrivere un fantasy, Come scrivere una scena di sesso, I 10 errori che ogni scrittore commette nel primo capitolo - e solo nell'1% dei casi consigli diretti allo scrittore.
Questo, di recente, mi ha portata a riflettere.
Dietro ogni libro ci sono tante persone: gli editor, i grafici, i copywriter, l'editore, e così via. In primo luogo, però, c'è Lo Scrittore. Colui che dà il via a tutto. Colui che si siede e sanguina sulla tastiera nel tentativo di creare una storia. E anche lo scrittore ha bisogno di consigli: consigli che non hanno a che vedere con la lunghezza del manoscritto o con l'uso di determinati vocaboli, consigli che non riguardano il genere letterario o la copertina più accattivante.
Sto parlando di consigli che riguardano La Persona che c'è dietro ogni libro. Quella che si siede alla scrivania e cerca di trasformare un'idea in un romanzo. Quella che a volte dubita di se stessa, perché quello della scrittura e dell'editoria è un mondo molto complesso, e a volte ricco di ostacoli.

Quando mi sono avvicinata a questo mondo, avrei tanto voluto ricevere consigli relativi all'aspetto umano e psicologico della scrittura, e non solo quelli relativi alla tecnica. Probabilmente mi sono concentrata solo sulla storia, e non su me stessa. Sicuramente esistono tanti manuali e articoli che affrontano l'argomento. 
Tuttavia, di recente mi sono chiesta: 'Perché non fare qualcosa per gli autori e gli aspiranti autori che, come te qualche anno fa, si ritrovano ubriachi di consigli che a volte sono inutili, e dunque spaesati? Perché non occuparti del lato umano della scrittura, invece di quello tecnico?'
Così, ho deciso di creare una rubrica con la quale cercherò di parlare degli aspetti più interiori della scrittura. Userò la mia esperienza per raccontarvi quello che per me è importante quando scrivo. Non vi parlerò di trucchi e dritte utili a scrivere un romanzo di successo, non vi spiegherò come scrivere un libro in 30 giorni: A. non ne sono capace, B. odio quei post, e C. non credo di poter aggiungere alla conversazione qualcosa che non sia stato già detto.

Come per le guide e i libri relativi all'aspetto tecnico della scrittura, anche i miei post si baseranno sull'esperienza personale. I consigli che proverò a dare non saranno veri e propri Consigli, bensì appunti  soggettivi. Ho scelto il titolo 'Consigli molto personali e poco seri per scrittori e aspiranti scrittori' perché mi piace, ma in teoria avrei potuto chiamare questa rubrica anche 'Cose che avrei voluto sapere prima di iniziare a scrivere il mio primo libro'.
Posterò ogni venerdì, salvo imprevisti. Magari a qualcuno farà piacere leggere le mie elucubrazioni molto personali e poco serie. 

E siccome non mi va di lasciarvi solo con un post introduttivo, ne approfitto per cominciare con un consiglio-non-Consiglio che avrei tanto voluto ricevere cinque anni fa, e cioè:

PRENDITI CURA DELLA TUA SCHIENA

Scrivere è faticoso per la mente e per il corpo. In molti credono che stare seduti per diverse ore sia la cosa più semplice del mondo, e sebbene scrivere sia un'attività sedentaria non equiparabile al lavoro in miniera, bisogna sapere che la schiena è la zona che più soffre per le ore passate seduti, in posizioni non sempre corrette. A lungo andare, l'affaticamento alla schiena può sfociare in problemi più o meno gravi, quindi è importante seguire degli accorgimenti (utili, fra l'altro, anche se non siete scrittori, o aspiranti tali):
- Fate una pausa ogni ora. Alzatevi, camminate, andate alla finestra e guardate per qualche minuto verso l'orizzonte (quest'ultima cosa fa bene alla vista, più che alla schiena; ricordatevene, soprattutto se portate gli occhiali). 
- Appoggiate i gomiti sulla scrivania quando scrivete. In caso contrario, il peso delle braccia ricadrà sulle spalle, e dalle spalle il peso finirà sulla schiena. Quando i gomiti sono sulla scrivania, il peso delle braccia è sostenuto dal tavolo, e non dalla schiena.
- Sia che sediate su una poltrona da 300 euro o su una sedia da 20, assumete sempre una posizione corretta, aiutandovi, se necessario, anche con un supporto lombare. In breve, cercate di stare seduti come l'omino che vedete qui sotto a destra:

fonte: Riccardo Dapretto Personal Trainer

- Praticate yoga, o pilates, per rinforzare i muscoli dorsali. Oppure eseguite quotidianamente degli esercizi di stretching utili a rilassare la schiena. In ogni caso, affidatevi ad un professionista per imparare, perché gli esercizi fatti in modo errato sono dannosi come e più della postura errata.
- Dormite bene. Un anno fa ho cambiato materasso, e gli effetti positivi sulla mia schiena sono stati straordinari. Scegliete il materasso migliore per voi, usate un cuscino basso (più è basso, meno affaticherete la schiena) e dormite almeno otto ore per notte.

Riposare bene e avere cura della propria schiena è fondamentale per chi vuole scrivere. Se non volete credere a me, credete a lei:

Grazie per l'attenzione. 
Buona scrittura.
Alla prossima. 

Ps:

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Avendo 7 vite, i gatti possono permettersi di scrivere senza preoccuparsi troppo della schiena.

martedì 14 marzo 2017

A chi mi conosce.

Questo è un post dedicato a chi, in modo e per motivazioni diverse, mi conosce: a chi, nell’arco di questi anni, ha avuto l’opportunità di parlarmi, in pubblico o in privato; a chi mi ha stretto la mano e si è seduto con me per parlare/mangiare/ridere/piangere/litigare; a chi mi ha dato un’opportunità, leggendo le mie fan fiction e/o i miei libri; a chi mi segue/seguiva online; a chi mi ha dato fiducia, confidandomi pensieri, segreti, idee e speranze; a chi mi vuole bene e me lo dimostra/me l’ha dimostrato come può e come sa; a chi mi ama, e non smette di ricordarmelo, soprattutto nei momenti in cui amarmi è più difficile; alla mia famiglia, che è al mio fianco anche quando non sono la persona migliore del mondo, anche quando non me lo merito.
Sono TREMENDAMENTE dispiaciuta per quello che, nel giro di 48 ore, è accaduto sulla mia pagina e sul mio profilo. Sono dispiaciuta per il veleno di cui siete stati vittime. Sono dispiaciuta per gli insulti che avete dovuto leggere, e in alcuni casi commentare. Sono dispiaciuta per il modo in cui ho gestito la situazione.
Avrei dovuto considerare anche l’altra parte di quella storia d’amore ‘autore-lettore’ di cui ho parlato spesso, e cioè voi. Avrei dovuto considerare voi, che mi date/mi avete dato affetto, supporto, amicizia, e amore. Avrei dovuto considerare voi, che mi date l’opportunità di fare il lavoro più bello del mondo. Avrei dovuto preoccuparmi di voi e di ciò che quelle 48 ore avrebbero potuto causare a voi. E non lo dico con un tono egoistico, per la serie “Oh, no. Ora cosa penseranno di me?”. Lo dico perché voi, a causa mia, siete stati vittime di qualcosa di orribile. Avrei dovuto considerare anche voi, invece ho considerato esclusivamente me stessa – il mio dolore, il mio benessere, la mia dignità – e “gli altri”. Quelli che non mi conoscono, e probabilmente non mi conosceranno mai. Quelli che mi hanno giudicata per una decina di parole, scegliendo di ignorare tutte le altre. Quelli che sono riusciti – e ciò, a mente fredda, mi fa malissimo – a trascinarmi in basso. Hanno trascinato me, e io ho trascinato voi. E per questo vi chiedo scusa.
Ho commesso l’errore di cercare il dialogo con “gli altri”. Ho commesso l’errore di reputarmi capace di fare in modo che le mie parole potessero spiegare, far capire. Ho fallito con loro (e non me ne meraviglio, visto l’incompatibilità che c’è e ci sarà tra me e “gli altri”) e ho fallito con voi. Probabilmente vi ho delusi. Probabilmente vi ho portati a pensare cose che non avrei mai voluto farvi pensare. Qualcuno me l’ha detto. Qualcuno ha preferito tacere.
Mi dispiace. Moltissimo. Più di quanto possiate immaginare. Più di quanto questo post possa in qualche modo spiegare.
I miei social sono sempre stati, per me, un luogo in cui condividere ciò in cui credo, ciò che amo, e anche ciò che odio. Ho scritto spesso cose che sono state condivise da molti, e ho scritto spesso cose che sono state “bocciate”. Mai, finora, ho scritto cose di cui mi sono pentita.
Mi pento tantissimo per ciò che avete letto. Per ciò che avete subito a causa mia. Per lo spettacolo di cui sono stata protagonista. Mi pento tantissimo per aver portato ‘in casa mia’ la feccia che ha macchiato anche voi.
Forse per qualcuno questo post sarà “too little, too late”. Non mi aspetto un perdono da parte dei delusi. Non mi aspetto comprensione, o compassione. Ho scritto questo post perché lo devo a voi, e anche perché lo devo a me stessa. Perché in questi giorni ho portato un peso addosso, e solo ora sono riuscita a identificarne la natura. Perché ho bisogno ogni mattina di guardarmi allo specchio, e ogni sera di andare a letto serena, e sapere di aver deluso voi è ciò che aggiunge vergogna e sconforto alla desolazione di cui ho già parlato. E perché voglio sentirmi libera: di riattivare messaggi e post su Facebook, di rendere nuovamente pubblico il mio profilo Twitter, e di tornare a condividere una parte di me con chi me ne darà l’opportunità.
Mi dispiace davvero tanto. Davvero davvero davvero davvero davvero.
Grazie per essere giunti fino a qui. Grazie a tutte le parole di incoraggiamento e supporto che ho ricevuto. Grazie a chi mi è stato accanto. Grazie.