venerdì 7 febbraio 2014

Un sassolino nella scarpa: Sochi 2014.

Oggi pomeriggio potremo assistere alla cerimonia d'apertura dei Giochi Olimpici Invernali numero 22. Si terranno a Sochi (che si legge Soci), una città russa che si trova sul Mar Nero.
Protagonista di queste Olimpiadi, oltre allo sport, sarà la polemica che si trascina da mesi in merito alle leggi russe riguardanti l'omosessualità. O meglio, la propaganda omosessuale.

Essere omosessuali in Russia non è vietato. Il divieto sta nel parlarne pubblicamente. Manifestare per chiedere diritti non ancora riconosciuti. Unirsi (online oppure offline) per sensibilizzare la popolazione circa i problemi e le difficoltà della comunità omosessuale.
La legge russa entrata in vigore a fine Gennaio non è molto chiara circa la definizione di "propaganda". Non esiste una lista di cose permesse e una di cose vietate.
Tale mancanza lascia aperte mille interpretazioni. Due ragazzi che si baciano al cinema fanno propaganda? Una madre che parla di omosessualità con sua figlia, durante una passeggiata al centro commerciale, fa propaganda?

Putin si allontana dalle leggi di Stalin (allora l'omosessualità era un reato punito con 5 anni in carcere), ma neanche troppo, a mio avviso: punire la propaganda è un modo disgustoso per punire l'omosessualità. 
Ti impedisco di parlarne pubblicamente, quindi ti privo di una libertà garantita ad altri, e la base del mio divieto sta nella tua omosessualità. Ergo, ti vieto una cosa perché sei omosessuale.

Essere gay non è semplice. Dovrebbe esserlo, ma non lo è. 
Non lo è perché c'è chi (e in Italia ce ne sono parecchi) vede l'omosessualità come un peccato, una macchia, un difetto di progettazione, un'anormalità, una malattia da curare, un vizio squallido, una perversione becera, una vergogna.
Non lo è perché esistono luoghi, nel mondo, in cui l'omosessualità è un crimine. 
Non lo è perché essere omosessuali in certi paesi equivale ad ottenere la pena di morte.
Non lo è perché in troppi paesi (e l'Italia è uno di questi) le norme di diritto valide per gli eterosessuali non sono valide per gli omosessuali. 

Essere omosessuale non è diverso dall'avere i capelli biondi, gli occhi a mandorla, o la pelle scura. Se un diritto è valido per Tizio, deve essere valido anche per Caio, senza distinzioni di alcun tipo. Tantomeno di carattere sessuale. 
Considerare l'omosessualità come un'eccezione alla regola è un cancro che avvelena la società, i governi, le persone. Considerare i diritti degli omosessuali come inferiori non ci rende migliori di coloro che consideravano gli schiavi come bestie da soma.

Impedire agli omosessuali di manifestare e lottare per i loro sacrosanti diritti ci rende uguali a coloro che li privavano della libertà mandandoli in galera.

In Russia dicono che la loro legge non è omofoba. Che non hanno pregiudizi contro gli omosessuali. Che gli omosessuali sono i benvenuti, soprattutto in occasione delle Olimpiadi. Che il loro obiettivo è quello di tutelare i minori (perché si sa, la propaganda gay è finalizzata al danneggiamento dei minori).
Diversi capi di Stato, in risposta alla legge approvata in mese scorso, non parteciperanno alla cerimonia di questa sera. 

Io seguirò i Giochi perché amo lo sport (anche se, lo ammetto, il mio cuore appartiene ai nuotatori Giochi Estivi) e lo farò sperando che gli atleti di tutti i paesi riescano ad esprimere la loro contrarietà verso una legge che ammazza le libertà di una parte della popolazione.

Bon, mi sono tolta questo sassolino.
(Commentate pure, se vi va!)

2 commenti :

  1. Concordo con tutto quello che hai detto!
    E concordo anche con il fatto che anche io seguirò i giochi e lo farò non perchè non sono disgustata da come gli omosessuali sono trattati in Russia (ma hai fatto bene a ricordare che anche qui in Italia non c'è una legge esplicita ma l'omofobia esiste eccome), li seguirò per rispetto verso tutti quegli atleti che per anni si sono preparati a questo giorno, per tutti quegli sport che vengono poco seguiti durante l'anno, lo farò perchè lo sport deve comunque essere al primo posto in questo evento.
    E basta con tutta l'ipocrisia di chi dice boicottiamo i giochi per i cani o per i diritti dei gay, vogliamo ricordare che nel nostro paese (che si ritiene civile e che è sempre pronto ad indignarsi per quello che accade nel mondo) solo nel 2013 sono state uccise (dato relativo a novembre) 128 donne? Senza contare quelle scomparse, picchiate, violentate?
    Scusa lo sfogo ma davvero non ne posso più di quelli che, superficialmente, dicono boicottiamo i giochi.... ;)

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